Ascolta il santo del giorno: San Pietro Claver
Il gesuita che si fece "schiavo dei negri per sempre": la straordinaria carità di un apostolo senza confini
Nel ricco e luminoso catalogo della santità cristiana, esistono figure la cui testimonianza radicale scuote le coscienze e interroga profondamente il nostro modo di vivere il Vangelo. Tra queste spicca con forza la figura di San Pietro Claver, sacerdote gesuita spagnolo che ha legato indissolubilmente il proprio nome alla città di Cartagena de Indias e alla difesa eroica degli ultimi tra gli ultimi: gli schiavi africani deportati nelle Americhe durante il XVII secolo. La sua vita rappresenta uno dei capitoli più alti e drammatici della carità cristiana tradotta in gesti concreti di assoluta dedizione.
Pietro Claver nacque a Verdú, in Catalogna, nel 1580, in una famiglia di umili e devoti agricoltori. Entrato nella Compagnia di Gesù, durante gli anni di studio a Maiorca incontrò un umile portinaio del collegio, il santo gesuita Alfonso Rodríguez, che ebbe un'influenza decisiva sulla sua vocazione, spingendolo a desiderare le missioni d'oltremare. Partito per il Nuovo Mondo, fu ordinato sacerdote a Cartagena de Indias, in Colombia, che all'epoca era uno dei principali porti commerciali e il più grande mercato di schiavi dell'Impero spagnolo. Centinaia di migliaia di esseri umani, catturati in Africa e stipati in condizioni disumane nelle stive delle navi negriere, arrivavano stremati, affamati e malati.
Di fronte a questo orrore che la società del tempo considerava normale o inevitabile, Pietro Claver fece una scelta che avrebbe segnato per sempre la sua esistenza. Al momento della sua professione solenne dei voti, aggiunse una formula personale che suonava come un programma di vita definitivo: Aethiopum servus usque ad saeculum ("Schiavo dei negri per sempre"). Non appena le navi giungevano in porto, incurante del fetore, del rischio di contrarre malattie mortali e della riprovazione dei mercanti e dei coloni benpensanti, Claver saliva a bordo per primo. Portava cibo, acqua, medicine e soprattutto una carezza fraterna. Distribuiva piccoli doni, medicava le ferite del corpo e, con l'ausilio di interpreti, istruiva e battezzava centinaia di migliaia di persone, riconoscendo in ognuna di esse la dignità regale di figli di Dio.
La sua opera non si limitava all'accoglienza al porto. Claver visitava le piantagioni, difendeva gli schiavi dai soprusi dei padroni più crudeli e pretendeva che venisse rispettata la loro elementare umanità. Vissuto tra stenti, preghiera incessante e penitenze rigorose, trascorse gli ultimi anni della sua vita nella malattia e nell'isolamento, dimenticato da molti ma mai dalla sua gente. Quando si diffuse la notizia della sua morte, avvenuta nel 1654, un'immensa folla di poveri e liberati si accalcò per rendere omaggio a colui che era diventato il loro padre e difensore. Canonizzato nel 1888 da Papa Leone XIII, che lo proclamò patrono universale delle missioni cattoliche tra i negri, San Pietro Claver rimane un faro indelebile di giustizia, amore incondizionato e opposizione radicale a ogni forma di disumanizzazione.
